Vinibuoni d'Italia
UN TERRITORIO CHE FA SISTEMA
vino, gastronomia e ospitalità agrituristica per promuovere l’identità del Friuli Venezia Giulia

Il territorio del Friuli Venezia Giulia ha una vocazione innata per la vitivinicoltura.

Sono oltre 1500 le aziende impegnate nel settore con una produzione annua di circa 80 milioni di bottiglie. Se i numeri sono indicatori importanti, spesso nascondono l’anima delle cose, ovvero le passioni e i sentimenti che hanno portato i produttori  della regione ad eccellere in Italia e nel mondo: infatti nei migliori ristoranti  non esiste carta dei vini che non includa etichette di queste terre, che comprendono vini bianchi tra i migliori del mondo. 

La grande varietà di territori ha permesso di identificare otto zone Doc e due Docg: da quelle di pianura delle Grave, dell’Annia, di Latisana, di Aquileia e dell’Isonzo, a quella dell’altopiano roccioso del Carso, per arrivare alle più famose Doc dei Colli Orientali e del Collio, cui si aggiungono due gioielli, quali il Ramandolo e il Picolit, tutelati dalla  Docg. 

Le diverse e variegate caratteristiche geografiche e climatiche e la storia hanno sedimentato i tratti di unicità che caratterizzano la cultura enogastronomica e la ricchezza di vitigni autoctoni ed internazionali presenti nell’intero territorio. 

Il Friuli infatti è sempre stata una regione strategicamente interessante per i poteri che,  in secoli diversi, ne ambivano la conquista. 

I Romani, i Bizantini, la Repubblica di Venezia, la dinastia degli Asburgo hanno calcato queste terre e molti dei vitigni autoctoni e internazionali sono giunti a noi proprio grazie all’attenzione che, nel loro succedersi, i vari potentati dedicarono alla vite. 

 

Un mosaico di grandi vini

La casa degli Asburgo, con il Congresso di Gorizia del 1891, ha contribuito maggiormente introdurre le varietà internazionali. Vitigni come il Pinot grigio, il Pinot bianco, il Sauvignon e lo Chardonnay, per citare i bianchi; il Merlot, il Cabernet franc o Carmenere, il Pinot nero e il Cabernet Sauvignon per i rossi, impiantati dopo la fillossera, trovarono nella regione ottime condizioni pedoclimatiche. La qualità dei vitigni internazionali rappresenta oggi la piattaforma sulla quale i vini della regione sostengono un confronto spesso vincente con le aziende internazionali.

Ma se il Friuli eccelle nella produzione di questi vini, una grossa fetta della sua fama è legata proprio ai vitigni autoctoni. Sono infatti pochissime le aree viticole che possono vantare tante varietà. 

Vini quali la Ribolla gialla, la Malvasia Istriana, la Vitowska, il Ramandolo, il Picolit, il Verduzzo, il Refosco dal peduncolo rosso, lo Schioppettino, il Pignolo, il Terrano, il Tazzelenghe e il Franconia appartengono al patrimonio della viticoltura del Friuli Venezia Giulia e hanno fatto la storia del vino della regione. 

A questi protagonisti si aggiungono tesori rari quali lo Sciaglin, l’Ucelut, il Forgiarin e il Piculit-nero che rappresentano un interessante recupero di vitigni minori, che stavano scomparendo e che, grazie alla ricerca e alla sperimentazione, stanno suscitando nuova curiosità e stimolante interesse . 

Su tutti primeggia il Tocai, quello che oggi chiamiamo “Friulano”. 

“Che cos’è un nome?

Quella che chiamiamo rosa,

con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo”.

da Romeo e Giulietta, W. Shakespeare

 

Con la perdita del nome con cui da sempre è stato chiamato, la tradizione del Tocai oggi è racchiusa nella nuova denominazione di Friulano, diventato il vino porta bandiera del Friuli, capace di esprimere quello che sono questa regione e i suoi produttori. Infatti, nella produzione del Friulano più che in altri vini, si manifesta la maestria, il valore, l’estrosità, l’intraprendenza di coloro che lo producono. 

Il Friulano è un vino fine, delicato, elegante, ricco di struttura ed equilibrato.

Il bouquet è ampio, si percepisce la prevalenza dell’armonia delle note vegetali del fieno, dei fiori di campo, del timo, della camomilla fusi a rimandi vinosi e minerali di esemplare pulizia.

Quanto promette al naso, il Friulano lo conferma al gusto che individua la sua caratteristica principale nel sentore di mandorla gentile che lascia nel finale in bocca.

Lo si sorseggia per il piacere di scoprire ogni volta una nota diversa.

Il Friulano è un vino complesso, che sa invecchiare sia nelle versioni affinate in acciaio che in quelle passate in legno, dimostrando un’ottima qualità a cinque – otto anni dalla vendemmia. Le versioni fresche sono fruibili già nell’anno successivo alla raccolta.

Chiedere in Friuli quale sia il cibo perfetto per questo vino simbolo della regione è quasi un rischio.  

ll Friulano si beve… e basta! 

Cosa si abbini non è mai un problema, perché un vino dalla personalità così spiccata non è obbligato ad accostamenti schematici e rigidi. Spontaneamente ha trovato il suo primo spazio come aperitivo, assieme al piacere delle chiacchiere tra amici, diventando l’irrinunciabile “tajut”, ovvero il bicchiere di vino bianco servito in osteria e generalmente consumato al banco.

E’ ideale accostato al prosciutto di San Daniele. E’ splendida la sua vocazione sui crostacei. La capacità di sapersi accostare ai frutti di mare risiede nella sua mineralità, non troppo fine, ma piuttosto improvvisa, istintiva, quasi terragna. 

Promuoverlo è importante perché identifica la tradizione e la cultura della regione, ma anche perché è vino che fa da traino ad altri vini. 

In questo senso si è mossa l’Ersa con l’iniziativa Friulano&friends, che ha l’obiettivo di promuovere la nuova denominazione del Friulano insieme agli altri vini che hanno tracciato la storia della vitivinicoltura regionale e hanno portato il patrimonio enoico del Friuli Venezia Giulia all’attenzione di esperti e appassionati di tutto il mondo. 

E’ questo uno degli eventi attraverso cui si muove l’azione promozionale dell’Ersa, che, valorizzando vino, gastronomia e territorio, fa sistema con il marchio “Tipicamente friulano”.

 

 

Il Tipicamente friulano e l’Ersa

“Tipicamente friulano” è il marchio registrato dalla Direzione centrale alle risorse agricole, naturali e forestali della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con lo scopo di presentare, sotto un’unica bandiera, tutto quello che cresce nelle campagne e si trasforma nelle aziende della regione.

Utilizzabile in quattro versioni, tre delle quali contraddistinte dalla presenza per esteso della scritta “Tipicamente friulano” e una in cui l’aquila patriarchina, che contiene un cuore, è giocata sui colori del giallo e del blu, il marchio è gestito da ERSA, l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia anche per quanto riguarda la sua promozione. p>

Tra le produzioni che fanno parte del paniere del Tipicamente friulano ci sono produzioni ormai note al consumatore come il prosciutto di San Daniele e il formaggio Montasio e altre che lo stanno diventando, tra cui alcuni prodotti orticoli come l’asparago e la patata e tra i frutticoli la mela e il Fico Moro da Caneva per fare solo qualche esempio, ma anche l’olio, il miele, la brovada e infine tutto il comparto della carne suina, quello delle carni bovine e trasformati, le acque minerali e naturalmente il vino.

Una declinazione specifica del “Tipicamente friulano” infatti promuove la nuova denominazione del vino bianco Friulano, l’ex Tocai, per la sua caratteristica di identificarsi marcatamente con il territorio d’origine. In Friuli Venezia Giulia, sette sono le zone DOC accreditate a produrre il Friulano, un vino che ha tutti i requisiti per essere “Tipicamente friulano” perché dal genoma del cuore del vitigno, alle barbatelle di Rauscedo, fino ai terreni e al clima in cui cresce e alle centinaia di cantine in cui si produce, tutto si realizza entro i confini regionali. 

Tutti prodotti che Vinibuoni d’Italia in collaborazione con Ersa racconta nel corso di questa edizione della guida, per legare maggiormente il paniere agroalimentare della regione ai vini. Un invito a conoscere questa terra, la varietà dei suoi paesaggi, la ricchezza dell’arte e dei suoi monumenti, attraverso le tentazioni della cultura enogastronomica.

 

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