Vinibuoni d'Italia
SLOVENIA PRIMORSKA
Terra di grandi vini autoctoni ai confini con l’Italia selezionati nella guida Vinibuoni d’Italia 2013 di Touring Editore

Novità assoluta della tredicesima edizione della Guida Vinibuoni d’Italia, è lo spazio dedicato ai vini della Primorska, regione litoranea della Slovenia, confinante con l’Italia.

La Primorska si divide in quattro zone: Goriska Brda (Collio sloveno) che ha uno stretto legame di continuità territoriale con il Collio goriziano; Vipavska dolina (Vipacco), Kras (Carso sloveno) e infine l’Istria. Brda e Collio sono due nomi per una stessa terra un tempo divisa dalla Cortina di ferro: stessa composizione del terreno (marna, chiamata Ponca/Opoka), stessi vitigni: gli autoctoni Rebula (Ribolla), Pikolit (Picolit), Sauvignonasse (ovvero il Tocai) e Glera e gli internazionali Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Grigio, Sauvignon, Merlot e Cabernet, che respirano l’aria del marAdriatico e d’inverno affrontano la Bora (il Burija). Nella vicina Valle del Vipacco oltre alla Ribolla, troviamo invece altri quattro affascinanti vitigni autoctoni: lo Zelen, la Pinela, la Klarnica e la Vitovska Grganja che danno luogo a vini caratterizzati da una forte mineralità e sapidità.

Nel Kras, data la continuità territoriale, troviamo gli stessi vitigni autoctoni del Carso Triestino e cioè: la Malvasia, la Vitovska, il Terrano, la Glera e il Refosco dal peduncolo rosso. Refosco dal peduncolo verde, Malvasia e Moscato (vinificato sia secco che dolce) sono infine le uve maggiormente diffuse nell’Istria Slovena. La costituzione della Repubblica Slovena è recente, ma la viticoltura ha origini remote. Un’antichissima storia racconta che i primi a produrre vino qui furono i Celti, che appresero l’arte della vinificazione direttamente dai Greci. Successivamente, l’arrivo dei Romani diede grande sviluppo alla viticoltura, che si estese progressivamente al punto che lo storico Tacito cita i vini provenienti dalla regione di “Poetovio’s”, l’odierna Ptuj.

In tempi meno lontani, la difficile situazione economica dovuta alla presenza del regime comunista, ha reso meno accessibile il ricorso a tecniche moderne di vinificazione e di allevamento, garantendo così in diversi casi il mantenimento di metodi tradizionali, che ancora oggi danno dei risultati eccellenti ed inaspettati.

Le degustazioni, a cui ha partecipato il curatore nazionale della Guida, Mario Busso, si sono svolte nella splendida cornice del quattrocentesco castello di Gredic, posto su una piccola altura nel paese di Ceglo.

Architettonicamente il restauro affascina per le soluzioni proposte. Difficile rendere con le parole il cilindro alto della sala degustazioni, il tunnel basso con le nicchie dell’enoteca, lo spazio dominato dalla scala semicircolare del bar e l’ampia sala del ristorante. Nell’enoteca vengono organizzate manifestazioni e degustazioni guidate. Vini e non solo: olio d’oliva, prodotti della terra, confetture ed altre tipicità che val la pena di assaggiare e portare a casa.

Una location perfetta per un approccio goloso alle prelibatezze di questa parte della Slovenia ricca di cultura enogastronomica. Gustando i piatti sloveni si comprenderà subito l’origine del proverbio sloveno: “l’amore passa per lo stomaco”!

Le bontà della cucina slovena è nascosta nelle vecchie ricette, che oggi si possono gustare quasi ad ogni passo. L’arte culinaria tradizionale si può incontrare nelle trattorie a conduzione familiare, nelle particolari osmize e nelle campagne e i fedeli accompagnatori dei buoni piatti sono gli straordinari vini sloveni.

Nel Carso sloveno sono tuttora vive le osmize. Il permesso concesso 200 anni or sono ai contadini-vitivinicoltori di vendere senza imposte il vino, il prosciutto di propria produzione ed altri insaccati per otto giorni all’anno, oggi è garanzia di incontri allegri e conviviali.

Il pane cotto in casa, la potica e gli stru ̆klji cotti stuzzicano con le loro varianti. Le osmize sono aperte tutto l’anno, basta seguire i rami di edera o le frasche appese sui segnavia lungo le strade e sugli incroci. Ci sono poi le trattorie che portano il marchio Gostilna Slovenija e formano un gruppo di trattorie con la migliore offerta gastronomica che tramanda così il patrimonio culturale culinario della Slovenia, nonché i vari approcci moderni alla preparazione di piatti prelibati.

La gamma dei piatti nazionali comprende molte bontà, legate alla solenne macellazione del maiale. Tra i piatti di tutti i giorni sono popolari quelli fatti con cavoli, fagioli e patate. Ogni regione slovena produce vari tipi di pane caratteristici. Molti i piatti a base di farina, caratteristici soprattutto quelli fatti con il grano saraceno. In tutto il Paese sono diffusi gli struklji, conosciuti in oltre 70 varianti. Famosa anche la prekmurska gibanica, riccamente ripiena. Non c’e regione slovena senza potica, un dolce di pasta lievitata arrotolata, ripiena di noci, semi di papavero, uvetta, varie erbe, ricotta, miele o persino ciccioli. Nel Litorale sorprendono i piatti a base di pesce, ma anche le bontà a base di piante selvatiche, di tartufi, di verdura e vari ortaggi (asparagi, carciofi) e, naturalmente, il prosciutto crudo del Carso, stagionato con il soffio della Bora. Tutto questo sfarzo per il palato si può trovare percorrendo le 20 strade del vino che serpeggiano nel territorio vitato della Slovenia.

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